Lo Zodiaco Azteco

•novembre 11, 2011 • Lascia un commento

Su concessione di C. Imelda Antonicelli.

A differenza degli Zodiaci tradizionali, quello Azteco è più complesso e, come per quello cinese, è diviso per anno.
In realtà la faccenda è ben più complessa, perchè ci sono diverse combinazioni.
Vado a spiegarmi:
L’astrologia Azteca è molto differente dalla nostra, il “conto dei segni” o “conto dei destini” è stabilito sulla base di 20 segni: il Coccodrillo, il Vento, la Casa, la Lucertola, il Serpente, la Morte, il Cervo, il Coniglio, l’Acqua, il Cane, la Scimmia, l’Erba secca, il Giunco, il Giaguaro, l’Aquila, l’Avvoltoio, il Movimento, la Silice, la Pioggia e il Fiore ai quali sono associati 13 numeri; si ottengono così 260 combinazioni che costituiscono i nomi dei giorni, si avrà quindi (es.) 5° giorno – Serpente, 3 – Erba secca, 13 – Giaguaro ed ogni data di nascita corrisponde così a un destino.
Poichè è ancora al vaglio di studi e il calcolo è davvero complesso, ci limiteremo in questa sezione a determinare, secondo l’anno di nascita, a quale Casa apparteniamo e quale divinità ci protegge, nonché scoprire se effettivamente le caratteristiche del nostro “essere” sono delineate secondo i suddetti canoni.


LE CASE

GLI ANNI DI GIUNCO
Il Giunco è l’emblema dell’Est, associato al mondo della luce, della tradizione e del sapere. E’ un segno religioso.
se siete nati in un anno Giunco, avete un temperamento intellettuale, spesso contemplativo; ma l’intelligenza si accompagna spesso a una mancanza di cuore. Una certa diffidenza nelle relazioni con gli altri è dunque di rigore.


GLI ANNI SILICE
La Silice è l’emblema del Nord, associato al freddo, al rigore e all’austerità.
Nascere in un anno Silice predispone al coraggio e agli onori. Gli uomini hanno autorità, le spalle solide, solide convinzioni. Le donne hanno tante qualità; sono abili, sanno fare tutto, hanno cuore e intuizione. Coraggiose come gli uomini, ma mancanti di fantasia.


GLI ANNI CASA
La Casa è l’mblema dell’ovest, associato alla vecchiaia, al declino. Gli anni Csa sono più benefici per le donne che per gli uomini.
Nascere in un anno Casa significa diventare casalingo, amare la calma e la quiete, avere il senso della famiglia, della cultura e del passato. Il carattere è piuttosto conservatore, conformista, anche se gli uomini sono tentati dal gioco e le donne tendono alle scenate.


GLI ANNI CONIGLIO
Il Coniglio è l’emblema del sud, associato alla Luna, all’abbondanza e ai cambiamenti.
In nati in questa casa sono industriosi, calcolatori e opportunisti. Un po’ timorosi, sono spesso inquieti quando tutto va bene. Timidi, sanno trarsi d’impaccio. Rispettabili, animati da un grande senso di giustizia, il Coniglio è tutt’avia un gran lubrico che commette ogni sorta di stupidaggini.



Anno di Nascita —— Casa o Anno Azteco ————– Divinità
1960 ———————— 13- Silice —————- La Dea dalla Gonna di Giada
1961 ————————- 1 – Casa —————————- Il Sole
1962 ————————- 2 – Coniglio —————– Il Signore di Turchese
1963 ————————- 3 – Giunco —————— La Dea della Bruttura
1964 ————————- 4 – Silice —————————- Il Dio del Mais
1965 ————————- 5 – Casa ————- Il Signore di Ossidiana
1966 ————————- 6 – Coniglio ——– Il Cuore della Montagna
1967 ————————- 7 – Giunco ————– La Dea dalla Gonna di Giada
1968 ————————- 8 – Silice —————————– Il Sole
1969 ————————- 9 – Casa ——————— Il Dio della Pioggia
1970 ————————- 10 – Coniglio ————- La Dea della Bruttura
1971 ————————- 11 – Giunco ————————— Il Dio del Mais
1972 ————————- 12 – Silice ———– Il Signore di Ossidiana
1973 ————————- 13 – Casa ———- Il Cuore della Montagna
1974 ————————- 1 – Coniglio ————— Il Signore dell’Inferno
1975 ————————- 2 – Giunco —————————- Il Sole
1976 ————————- 3 – Silice —————————— Il Dio della Pioggia
1977 ————————- 4 – Casa —————– La Dea della Bruttura
1978 ————————- 5 – Coniglio ————————— Il Dio del Mais
1979 ————————- 6 – Giunco ————— Il Signore di Turchese
1980 ————————- 7 – Silice ———————— Il Cuore della Montagna
1981 ————————- 8 – Casa ————– Il Signore dell’Inferno
1982 ————————- 9 – Coniglio ————————– Il Sole
1983 ————————- 10 – Giunco ————- Il Dio della Pioggia
1984 ————————- 11 – Silice ———— La Dea dalla Gonna di Giada
1985 ————————- 12 – Casa ————————— Il Dio del Mais
1986 ————————- 13 – Coniglio ——————- Il Signore di Turchese
1987 ————————- 1 – Giunco ——— Il Cuore della Montagna
1988 ————————- 2 – Silice —————– Il Signore dell’Inferno
1989 ————————- 3 – Casa —————————- Il Sole
1990 ————————- 4 – Coniglio ——————– Il Dio della Pioggia
1991 ————————- 5 – Giunco ————- La Dea dalla Gonna di Giada
1992 ————————- 6 – Silice ——————- Il Dio del Mais
1993 ————————- 7 – Casa ————– Il Signore di Turchese
1994 ————————- 8 – Coniglio ——– Il Cuore della Montagna
1995 ————————- 9 – Giunco ————– Il Signore dell’Inferno
1996 ————————- 10 – Silice ———– Il Signore di Ossidiana
1997 ————————- 11 – Casa —————- Il Dio della Pioggia
1998 ————————- 12 – Coniglio ———– La Dea dalla Gonna di Giada
1999 ————————- 13 – Giunco —————– Il Dio del Mais
2000 ————————- 1 – Silice ————– Il Signore di Turchese
2001 ————————- 2 – Casa ————– La Dea della Bruttura
2002 ————————- 3 – Coniglio ———- Il Signore dell’Inferno
2003 ————————- 4 – Giunco ———– Il Signore di Ossidiana
2004 ————————- 5 – Silice —————– Il Dio della Pioggia
2005 ————————- 6 – Casa —————- La Dea dalla Gonna di Giada
2007 ————————- 7 – Coniglio ———————— Il Sole
2008 ————————- 8 – Giunco ———— Il Signore di Turchese
2009 ————————- 9 – Silice ————– La Dea della Bruttura
2010 ————————- 10 – Casa ———— Il Signore dell’Inferno
2011 ————————- 11 – Coniglio——— Il Signore di Ossidiana
2012 ————————- 12 – Giunco ——– Il Cuore della Montagna



LE DIVINITà

IL SIGNORE DI TURCHESE
Dei 9 “Signori della Notte”, sembra essere il priù importante; è al primo posto della serie ed è rappresentato al centro delle assi cosmiche, circondato dalle altre otto divinità disposte a due a due ai quattro punti cardinali.
Prima dell’arrivo degli Aztechi, gli indigeni lo chiamavano “il vecchio dio”. Era rappresentato con il fuoco, ma questo fuoco coincideva con quello interno alla terra: fuoco vulcanico. Gli Aztechi lo hanno eterificato attribuendogli una dimensione cosmica: il turchese – simbolo dell’anno solare – evoca il fuoco celeste, la dinamica universale. In realtà per gli antichi abitanti del Messico i due caratteri del fuoco convivevano: esso era allo stesso tempo domestico e cosmico.
Il Signore di Turchese conferisce il suo calore e la sua potenza agli anni che governa. Simbolo di autorità, fondamentalmente è creatore d’ordine. Ma le sue collere sono temibili: sono le eruzioni vulcaniche che scuotono il mondo all’improvviso. Il dio del fuoco annuncia i periodi di straripamento, ebollizione e surriscaldamento che vengono a interrompere senza preavviso il corso normale delle cose.


IL SIGNORE DI OSSIDIANA
Secondo dio della seria dei nove reggenti, Il Signore di Ossidiana non è altro che un coltello di ossidiana reso antropomorfo. Egli incarna, riunendole, le virtù simboliche dell’ossidiana e del coltello sacrificale.
L’ossidiana, la lava vetrificata nera o verde bottiglia, era destinata nell’antichità precolombiana a importanti usi tecnici. La conoscenza Azteca della metallurgia era limitata all’oreficeria; tutte le armi e gli utensili erano in pietra levigata e/o scheggiata, preferibilmente in silice e ossidiana.
Quanto al coltello sacrificale, legato al sacrificio umano, era per gli Aztechi un segno di creazione: il sacrificio libera delle forze vitali e contribuisce al mantenimento del movimento cosmico.
Il Signore di Ossidiana diffonde, dunque, sugli esseri e sugli anni che governa, delle inluenze molto nette e incisive: li circonda con un’atmosfera austera, aspra, secca che mette alla prova i caratteri fragili. Ma procura delle qualità di creatività particolarmente favorevoli per i temperamenti agguerriti e pragmatici.


LA DEA DALLA GONNA DI GIADA
Figura importante del Pantheon messicaco, La Dea delle Acque Dolci, o dalla Gonna di Giada presuppone una differenziazione sessuale molto marcata: le donne sono molto donne, gli uomini molto uomini.
La dea regna sui ruscelli e le sorgenti. La sua gonna di pietre verdi è un’evocazione delle acque. La giada, tenuta in grande stima dagli Aztechi, indica che la dea è considerata preziosa. Il suo ruolo è benefico, dato che essa regge la principale fonte di vita: l’acqua. E’ un simbolo di fecondità e per estensione quello del sangue e dell’anno nuovo.
Ma l’acqua viene rappresentata generalmente sotto forma di flusso, immagine del tempo e del destino. Sotto lo sguardo della Dea dalla Gonna di Giada, il flusso trascina nei suoi mulinelli uomini, donne e beni materiali.
E’ un simbolo della precarietà delle cose della vita. La Dea dell’Acqua Sorgiva può portare l’abbondanza, ma non può far nulla contro i capricci della fortuna. Il carattere degli anni e delle persone poste sotto la sua reggenza è fluttuante.


IL DIO DEL MAIS
Quarto dei “signori della notte”, Centcolt, il vivace Dio del Mais, conferisce il vigore del suo dinamismo e lo slancio della sua giovinezza. Il mais è venerato dagli Aztechi perché costituisce la pianta base per il nutrimento. Il mais esisteva già allo stato selvatico sul suolo messicano sin dal neolitico, ma le pannocchie di allora non erano più grandi delle fragole: è stato l’uomo che a poco a poco ha trasformato laspecie allo scopo di ottenere le lunghe e pesanti pannocchie che conosciamo oggigiorno.
Il mais è dunque un simbolo di sussistenza e un indice di benessere materiale. L’influenza di Centcolt era molto apprezzata per questo motivo. Il giovane dio, associato all’est e alle forze di fertilità, è una divinità rassicurante. Pone gli anni che determina sotto il segno del rendimento e della produttività; ma esacerba incontestabilmente le tendenze materialistiche delle persone che protegge.


IL DIO DELLA PIOGGIA
E’ uno dei luminari del Pantheron azteco: in alto sul grande tempio del Messico, spatisce la preminenza conil “Colibrì di sinistra”, il dio tribale degli Aztechi. Tlaloc, il Dio della Pioggia, è un dio di origine tropicale. Fu dapprima venerato dalle popolazioni della costa del Golfo del Messico come dio della fertilità e dell’esuberanza vegetale, sotto le sembianze di una creatura mostruosa con la testa di serpente. Più tardi fu introdotto sull’Altopiano Centrale dove la sua personalità venne a sovrapporsi a quelle delle piccole divinità locali.
In Messico, Tlaloc è associato alle montagne, alle nuvole che si accumulano intorno alle loro cime, alla pioggia e alle tempeste.
Figura benefica, porta la fecondità e può generare l’abbondanza. Ma è in realtà un dio capriccioso, imprevedibile come il regime delle piogge nel clima messicano; e, dato che egli detiene la chiave della prosperità, si mostra esigente.
Presume un carattere impetuoso, talvolta violento, a immagine degli ammassamenti di nuvole che si mutano brutalmente in rovesci di piogge fecondatrici, ma torrenziali.


IL CUORE DELLA MONTAGNA
E’ l’ottavo dei “signori della notte”. Il Cuore della Montagna è una divinità messicana molto antica che gli Aztechi venerano sotto il doppio aspetto di un uomo barbuto e di un giaguaro. Si presume che abiti nei più profondi recessi delle grotte, ciè, nelle viscere della terra.
Si presenta come un dio tellurico, tetro e misterioso.
Ama la notte, il segreto. E’ il dio dell’interiorità per eccellenza. Il fatto che sia un dio giaguaro gli dà una certa ferocia di carattere. induce delle pulsioni aggressive, ma caratterizza allo stesso tempo delle personalità intrepide e ambiziose, ragionevoli e serie.
Se questo dio vi protegge, siete persone più esigenti con voi stesse che con gli altri. Fate parte della schiera degli “sgobboni”, nessun compito vi ripugna, neanche il più umile, il più difficile. In ogni circostanza fate sempre bella figura, anche se è soltanto per gli altri. Siete dotati di un orgoglio spesso giustificato. Gli uomini protetti da questa divinità sono esseri passionali; le donne si dimostrano attive, indipendenti e di liberi costumi.


IL SOLE
Per gli Aztechi il Sole è più un concetto che un dio; il sole con la S maiuscola è in effetti un simbolo dell’energia generale. In quanto principio vitale, essenza del movimento, non viene rappresentato. In compenso è incarnato in alcuni dei suoi tratti specifici: sole che sorge, sole a mezzogiorno, sole che tramonta, sole notturno, sole predatore, ecc.
Per gli antichi abitanti del Messico, il nostro sole attuale è un sole di fuoco, talvolta rappresentato da una farfalla. Nella nostra serie viene rappresentato come un giovane dio rosso con i capelli biondi.
E’ il terzo dei nove “signori della notte”. Viene invocato con il nome di “Venerabile Giovane Uomo”. Si tratta chiaramente di una personificazione del sole sorgente.
Induce ai caratteri aperti e raggianti. Gli anni e gli esseri che governa ricevono in modo omogeneo e regolare le sue influenze toniche: ardore, dinamismo, energia, foga, vitalità. Sono in genere anni e persone benefiche dotate di una intensa attività.


LA DEA DELLA BRUTTURA
Tlazolteolt, la Dea della Bruttura è la Venere impudica degli Aztechi. Figura in settima posizione nella serie dei “Signori della notte”. E’ una dea originaria delle regioni tropicali della costa del Golfo del Messico. Gli abitanti di queste contrade calde erano rinomati per la loro sessualità e la loro impudicizia.
La Dea della Bruttura, che ispira l’adulterio ed esacerba il desiderio carnale, è anche una dea del peccato. Ma siccome niente è univoco nel mondo azteco, essa è allo stesso tempo la dea del riscatto e della redenzione.
I primi missionari francescani si stupirono molto nel constatare che la dea dell’amore presiedeva a un rito di confessione molto simile a quello del rito cattolico romano. Però ci si poteva confessare una sola volta; perciò gli Aztechi aspettavano la vecchiaia per confessare i loro peccati carnali.
La Dea della Bruttura spinge agli eccessi e alla tentazione. Ma genera anche dei movimenti di sublimazione. In generale gli anni e gli esseri posti sotto la sua protezione si sottraggono alla malinconia.


IL SIGNORE DELL’INFERNO
L’inferno azteco si trova nelle viscere della terra, sotto le steppe di cactus del nord del Messico. E’ una regione fredda e tetra, senza alcuna comunicazione con il mondo della luce; i testi lo chiamano”il luogo senza porta né finestra, né il buco del camino”. E’ lì che vanno i defunti dopo la morte.
Ma il Dio dell’Inferno, quinto “Signore della notte”, non è percepito dagli Aztechi come nefasto o inquietante. E’ infatti, una delle rappresentazioni del Sole, nella sua versione notturna. Si circonda spesso di un’aureola di mistero.
Determina dei temperamenti poco espansivi e chiusi. Suscita un fortissimo desiderio di sicurezza che si compie simbolicamente in questo ritorno post mortem nel seno della terra madre. Ma principalmente l’influenza del dio si traduce nel ripiegamento su se stessi.
Se siete nati in un anno governato da lui, avete un carattere piuttosto introverso. Quantunque questo si possa esprimere in modi diversi: con un’economia di gesti e di discorsi, come pure con una certa indifferenza per tutto.

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L’ATHAME

•gennaio 24, 2010 • Lascia un commento

L’Athame è un pugnale rituale a doppia lama con un uso molto simile alla spada rituale. Elemento essenziale nei riti Wicca,  ma anche nelle varie magie è considerato uno strumento fondamentale per il rito.

L’Athame si usa per definire lo spazio magico e tracciare il perimetro protettivo del cerchio. Altra funzione, in quanto simboleggia -come la spada- l’elemento fuoco, è quella difensiva e di protezione.

Caratteristiche tecniche

L’Athame, ovvero il coltello della strega deve avere il manico nero, generalmnte in materiale naturale come il LEGNO, foderato da materiale isolante, come pelle, per proteggere il mago da eventuali scariche di energie indesiderate.
La lama è di metallo, a doppio taglio, per avere un fascio di energia ben equilibrato e uniforme. Il coltello magico non dovrebbe mai toccare il sangue; non deve essere affilato e viene usato SOLO per incanalare l’energia. Per tagliare, incidere e lavorare i materiali esistono altri strumenti quali il BOLLINE (o coltello a manico bianco).
Il coltello magico viene legato dalla tradizione a due elementi: nei tarocchi lo vediamo simboleggiare l’ARIA e dominare le SILFIDI, mentre la tradizione Wicca lo attribuisce al fuoco, data la sua natura devota a Marte. Il coltello dovrebbe infatti essere forgiato di Martedì, in un’ora legata al dio della guerra e dovrebbe essere toccato solo dal legittimo proprietario.
Sul manico possono essere incisi simboli legati all’oggetto stesso, oppure il nome del mago in caratteri stregoncschi. Sulla lama vanno inoltre incise le rune magiche.

A cosa serve

Come già detto l’Athame serve a incanalare l’energia dell’operatore, quindi si può usare per consacrare oggetti, amuleti e talismani, per dirigere il Potere, o per allontanare la negatività. Serve per tracciare il Cerchio Magico e va impugnato con la mano SINISTRA, disegnando la figura in senso orario. Nella Wicca i suoi usi sono più limitati, mentre nell’Alta Magia, è spesso anche adoperato per ammansire e sottomettere gli spiriti evocati.
Sono noti anche alcuni pugnali chiamati PURPHA, alla cima dei quali vi sono simboli quali il DORJE, che rendono l’arma anche versatile per le evocazioni, oltre che per respingere le entità.

Consacrazione del pugnale

In Luna calante, preparare un infuso di acqua distillata ed erbe marziali (pepe, foglie di prugnolo, radice di zenzero macinata, schegge di agrifoglio e/o frassino macinate, ortiche secche, euforbio, aconito, ovolo malefico).
Esorcizzate la lama del coltello con l’acqua del Calice e il fumo dell’incenso (al quale si può aggiungere qualche erba sopra elencata) e poi rendetela incandescente lasciandola sui carboni del turibolo. Quando la temperatura è al massimo, tuffatela nell’infuso di erbe cantando le seguenti parole:

“Io ti evoco acciaio temprato
Tutto quello che avrò nominato
Per mia volontà bandito sia.
Voglio, comando e posso! Così sia!”

Ripetete i passaggi di arroventazione della lama per tre volte, e per altrettante immergetela nell’infuso. Dopo di che procedete alla magnetizzazione della lama sfregandoci sopra ripetutamente una calamita. Tenete lo strumento con la sinistra e la calamita con la destra e sfregate ripetendo le solite parole:

“Io ti evoco acciaio temprato
Tutto quello che avrò nominato
Per mia volontà attirato sia.
Voglio, comando e posso! Così sia!”

Ora potete dipingere le rune magiche da un lato, e il vostro nome da strega sull’altro ripetendo “Tu sia benedetto coltello dell’arte!”
Infine sotterratelo per tre giorni e tre notti sottoterra a punta in giù. Disseppellitelo e conservatelo in un panno scuro esorcizzato

L’ALTARE

•gennaio 23, 2010 • Lascia un commento

È indispensabile per molti riti e incantesimi, meglio se di legno senza chiodi o parti metalliche; spesso viene ricoperto da un panno (anche di diversi colori a seconda dei riti); è anche dove si ripongono gli oggetti magici e si effettuano i rituali. Può essere decorato a piacere, con rametti e fiori in primavera, con frutti in estate, ecc.

LA MENTE

•gennaio 22, 2010 • Lascia un commento

Il primo strumento è la propria mente. Ci sono vari esercizi per  potenziare le proprie facoltà, per aprire “la porta socchiusa” che si trova dentro di sé.

Non è poi così difficile lavorare su questo strumento a patto che si abbia costanza e che non si voglia ottenere tutto e subito.
La magia ha i suoi tempi e apprenderne le varie sfumature richiede costanza, interesse profondo, e i tempi variano da persona a persona

PER APRIRE LA MENTE E RENDERLA RECETTIVA E CARICA, PER APRIRE LE PORTE ALLA CHIAROVEGGENZA E ALLA SENSITIVITA’ SOTTO TUTTE LE SUE SFUMATURE.

La meditazione fa bene alla mente, al corpo e allo spirito. Combatte lo stress, rilassa, allenta la tensione muscolare e da la possibilità di rigenerarsi. Praticata correttamente e regolarmente socchiude le porte del proprio mondo spirituale.

Il meraviglioso strumento della meditazione rende più sensibili a ascoltare le voci che sussurrano nel silenzio, a percepire la forza che risiede in sé e attorno per usarla poi durante la divinazione e gli incantesimi.
Tutto sembrerà più semplice se si avrà aperto questo varco oscuro oltre il quale il tempo e lo spazio non avranno più alcun limite e  sembreranno più chiari i messaggi e le visioni che giungono sia dal mondo sottile, sia dai tarocchi o da altri strumenti divinatori.

Seduti in un luogo comodo o sdraiati. Ritagliatevi dei momenti nella giornata per chiudere gli occhi e rilasciare le membra.
Ora siete pronti per gli esercizi di meditazione e visualizzazione.
Molte streghe raggiungono uno stadio di consapevolezza tale che permettere loro di eseguire gli incantesimi anche solo con il pensiero, recitando le parole e facendo i gesti utili solo con l’ausilio della potenza della loro mente.
Certo non si può pensare di essere subito capaci di raggiungere tale stadio, ma con il tempo, la pratica e la costanza, si potrà diventare quello che si vuole, ci si potrà avvicinare a qualcosa a cui ancora non si pensa di fare e/o di possedere.

Concentratevi sulla parola “io”, mentalmente fate risuonare questa parola e ascoltate il vostro respiroliberando la mente da tutto il resto. Lasciate che il tempo trascorra e si frantumi.

Se volete migliorare la vostra concentrazione e/o abbandonare delle cattive abitudini, essere di maggiore aiuto al prossimo e/o riuscire in una determinata situazione, non dovete fare altro che concentrarvi su quell’unica idea e caricarne l’aria che vi circonda.
Visualizzate quel pensiero come una nube attorno a voi e assorbitela con l’aria che respirate.

E’ importante ai fini delle pratiche magiche: la visualizzazione. E da questa il cosiddetto: pensiero-forma.

E’ utile saper visualizzare un luogo, un ambiente, un fiume, il mare, un bosco e/o gli oggetti, i profumi, le sensazioni olfattive e uditive, così come quelle tattili e gustative.
Provate a sentire il contatto con gli oggetti o gli alberi che vi circondano, il terreno, l’umidità, i profumi. Ricreate con la mente anche il vostro luogo di lavoro, le stanze familiari dove vivete o anche il bar abituale. Visualizzate gli animali che vi sono familiari e le persone della vostra famiglia, i vostri amici, i parenti, sia quelli vivi sia i defunti.
Osservate bene i loro vestiti, i gesti e l’ambiente in cui si trovano, gli odori che percepite e, se si tratta di persone defunte, gli odori e i gesti che risalgono dalla vostra memoria, oltre agli eventuali messaggi che potreste percepire in questo stato meditativo.

TUTTO QUESTO VI SARA’ UTILE IN FUTURO QUANDO USERETE LA VOSTRA MENTE E LA VOSTRA CONCENTRAZIONE PER SCOPI BEN PRECISI.

LA SORELLANZA DI LILITH

•gennaio 21, 2010 • Lascia un commento
L’Ordine della Sorellanza di Lilith è un gruppo lilithiano attivo in Italia dall’anno 1999 e ha la caratteristica di essere formato da sole donne, la cui età varia attualmente dai 18 ai 28 anni.
La visione è esplicitamente femminista e matriarcale.
Si sentono parte della stregoneria, ma sempre alla loro maniera, perchè sono prima di tutto delle lilithiane.
Offrono a tutte le donne la possibilità di interessarsi ai misteri del femminile e di accostarsi al culto della dea Lilith.
Lo scopo dell’Ordine è innalzare la Divinità che è presente in ogni donna attraverso la più potente forma di Conoscenza e di Potere che sia mai esistita: la Magia Sessuale.
Attraverso anni di esperienze pratiche maturate sia individualmente che in gruppo, hanno creato un Percorso Iniziatico Guidato che è in grado di produrre un graduale processo di trasformazione nella donna, finalizzato a risvegliare nel tempo il suo lato divino.
La loro filosofia di vita è sintetizzabile nella massima: fa ciò che vuoi.
Perchè sia possibile realizzare sempre la propria volontà è necessario in primo luogo liberarsi dai condizionamenti e dai limiti morali comuni per poter raggiungere una condizione mentale di assoluta Libertà e Indipendenza.
Questo è possibile infrangendo una serie di tabù, in particolar modo nell’ambito sessuale.
Solo una volta raggiunta questa condizione di assoluta Libertà e Indipendenza, la donna si trasforma finalmente in Donna e può cominciare una serie di esperienze nell’ambito della Magia Sessuale, finalizzate a trasformarla nel tempo in una vera e propria dea vivente, in quanto dotata di una Conoscenza e di un Potere talmente impensabili che non la si può definire diversamente.

Magia Celtica

•gennaio 20, 2010 • Lascia un commento

I celti credevano soprattutto nell’immortalità dello spirito e nell’Altro mondo, chiamato Avalon, Anwynn, Mag Meld, Tir Na Nog o terra dell’eterna giovinezza, Tir nam-Ban (la terra delle donne), Tir Tairn-gire (Terra della promessa)… molti nomi per indicare un aldilà meraviglioso, con alberi i cui frutti donavano il sapere; qui andavano le persone dopo la morte. In questa terra leggendaria il defunto incontrava le divinità e viveva con esse in un’esistenza colma di piaceri. Un “paradiso” più vicino a quello islamico e al Walhalla germanico che a quello Cristiano. A seconda della tradizione o della tribù esso era situato oltre il mare, ad ovest, in isole immense come quella di Avalon nella leggenda arturiana di Tir Na Nog del ciclo irlandese; o sotto il mare o nelle profondità lacustri.

Per i celti lo spirito è la materia, e la materia è lo spirito. L’apparente dualità non è che il risultato della relatività del mondo: lo spirito che si incontra con la materia non sa di esistere e non pensa. Lo spirito è un’apparenza funzionale della totalità dell’essere, e la materia è un’altra apparenza funzionale che nasce dalla scissione del Sè primitivo. Tutto è energia, la materia come lo spirito. Il corpo è considerato come una manifestazione provvisoria dello spirito che afferma in questo modo la sua esistenza. Così si possono immaginare altre vite e altre forme di vita. Lo spirito può arrivare al grado superiore e partecipare esso stesso alla trasformazione dell’universo. Ogni trasgressione, ogni errore, rappresentano ritardi nello slancio evolutivo universale. I celti, pur eliminando ogni nozione di peccato, non hanno eliminato l’idea della responsabilità. Se non vi è punizione nè ricompensa nell’Altro mondo, ciascuno si assume la responsabilità delle proprie azioni e ne subisce egli stesso le conseguenze. Sul piano giuridico celtico, accade la stessa cosa: la regola delle compensazioni non è un castigo, è un giusto tributo per ristabilire l’ordine. Essere un eroe vuol dire essere intelligente, utile, bello, sano, veggente, capace di portare a buon fine un “incontro femminile”, capace di sopportare le fatiche quanto l’ebbrezza. Nel pensiero druidico se un essere ha un corpo, ce l’ha per servirsene e per sapersene servire. I druidi non compiono mai miracoli gratuiti, o su semplice richiesta. I chierici, nei primi tempi del cristianesimo, domandavano ai druidi di dar prova della loro “magia”: i druidi non li hanno mai accontentati. La potenza dello spirito si manifesta qualche volta attraverso l’inazione, che è in se stessa una forma d’azione. La vera magia è quella che concerne l’intelligenza, poichè ogni materia è la realizzazione del pensiero. La preghiera orale o l’invocazione rituale, se è pronunciata da più persone avrà una maggiore potenza. Così le pratiche rituali sono compiute con tutte le energie individuali riunite. Per un celta il grande Dio si realizza in ciascun istante del tempo relativo, grazie all’azione individuale e collettiva. Ma niente, nessun essere o nessuna cosa, è al di fuori di questo divenire. L’essere umano non sa sempre come agire. Non partecipa pienamente all’agire universale, e di qui le carenze, i vicoli ciechi e le deviazioni. I Druidi erano convinti di poter insegnare il cammino da percorrere. Ogni azione umana, motivata da una causa, in questo caso la vita, presuppone un fine. Per i Celti il fine è l’Altro mondo. “Le anime non periscono affatto, ma passano dopo la morte da un corpo in un altro” (Cesare, VI, 14). Tutti gli autori sono espliciti: la rinascita promessa si verifica “altrove”, e non c’è nella tradizione celtica traccia di reincarnazione o trasmigrazione delle anime in questo mondo. “Altrove” è l’altro mondo. Viene descritto nei racconti gallesi, bretoni e anche nei romanzi arturiani, non è una terra sinistra giacchè il peccato è sconosciuto ai celti. L’altro mondo non ha tempo e spazio, non vi sono negatività, non vi è morte. Quindi appaiono le immagini suntuose dell’isola di Avalon, o Emain Alblach, l’insula Pomorum delle leggende. Quest’isola si chiama anche “Isola Fortunata” poichè tutta la vegetazione cresce allo stato naturale, le foreste sono coperte di mele e di uva, il suolo produce tutto come se si trattasse di erba. Nove sorelle governano questo regno applicando una legge dolce; di queste nove sorelle, Morgana supera tutte per potenza e bellezza. Cibo e bevande sono inesauribili, simbolizzati dalla Mela e anche dal vino o l’idromele. E’ conosciuta anche come la “Terra delle donne”, la cui regina è una donna divina: Morgana, colei che nutre, accoglie, dà da bere e colma di voluttà. Questo “Altro mondo” non è sempre situato nelle isole all’estremità del mondo, accade che si trovi nei tumuli, nel sidh, il cui nome significa “pace”. Il paesaggio rimane identico: frutteti meravigliosi che producono mele in ogni stagione, ricchezza, bellezza, donne fiabesche, bevande divine, pianure…

Bardi

I bardi venivano addestrati per immagazzinare gli usi, le leggi e i costumi della tribù. Per tramandare i ricordi del proprio popolo essi dovevano conoscere le storie e i poemi. In Irlanda l’addestramento durava dodici anni, durante il primo anno il principiante imparava la grammatica, l’alfabeto ogamico e 20 storie. Nei quattro anni successivi apprendeva altre 10 storie ogni anno, cento combinazioni ogamiche, una dozzina di lezioni di filosofia e un vasto numero di poesie. Alla fine del sesto anno lo studente veniva chiamato Pilastro e doveva studiare 48 composizioni poetiche e venti storie. Nei tre anni successivi veniva chiamato Nobile Corrente e imparava altri 95 racconti. Gli ultimi tre anni di addestramento consentivano allo studente di diventare un Ollamh, un dottore in poesia, passando attraverso i gradi di uomo di cultura (Eces) e poeta (Fili). Gli ultimi anni gli servivano per imparare altre 100 poesie, 120 orazioni e le quattro arti della poesia. In qualità di Ollamh aveva diritto ad avere un ramoscello d’oro, quando era stato Nobile Corrente aveva ricevuto un ramoscello d’argento e prima ancora uno di bronzo. L’albero che rappresenta i bardi è la betulla, il primo albero dell’alfabeto arboreo, che simboleggia la sperimentazione e la procreazione. L’ovest è il luogo del bardo, e i momenti a lui associati sono l’alba e la primavera.

In Irlanda, il poeta di rango minore si chiamava Filid o Fili. Il rango maggiore era l’Ollav o Ollamh di primo rango, che doveva dimostrare di conoscere a memoria 850 poemi. Ad un Ollav di dodicesimo rango ne venivano richiesti sette.

Druidi e druide

Il termine druida dovrebbe significare “sapiente”, depositario di saggezza.
I druidi si dedicavano allo studio della cosmologia, astrologia e fisiologia.
Erano una casta di sacerdoti le cui conoscenze trovavano pratica applicazione nella vita di tutti i giorni. Avevano un rapporto molto stretto con la natura, si riunivano all’interno dei boschi e insegnavano la conoscenza dei ritmi e dell’energie della madre terra. Dai riferimenti storici si deduce che il druidismo fu imposto ai celti dal più antico popolo europeo megalitico, o forse le due religioni si fusero. Come era costume presso gli egizi, anche i celti lasciavano offerte ai morti. Coppe contenenti cibo o latte venivano spesso depositate presso sorgenti, pietre sacre o boschi. Questa pratica era al tempo stesso omaggio agli spiriti che abitavano quei luoghi. I morti erano commemorati durante le feste della fertilità che segnavano la nascita e la morte della vegetazione.

La tradizione celtica è esplicita riguardo all’esistenza di donne druide. Ci sono riferimenti alle bandruaid, donne druide, e alle banfhlaith o banfhilid.

E. Gwyn, nel saggio intitolato Metrical Dindshenchas(1913), racconta di un capodruido donna, di nome Gàine. Molti nomi di druide, sono conservati nella letteratura irlandese antica. Si pensava che queste donne potessero suscitare tempeste, uccidere nemici con eventi soprannaturali…

La Dea Brigit (l’esaltata o l’alta) era conosciuta con i nomi di Brigantia nella Britannia settentrionale e di Brigantu in Gallia. Era figlia del Dio Dagda e dea della poesia, della guarigione, delle arti e dei mestieri, famosa per i suoi poteri di divinazione. La santa assunse i poteri della Dea, in particolare il valore simbolico legato alla fertilità. La madre di santa Brigit, Broiseach, nel nono secolo d. C., è presentata come schiava venduta ad un druido. Brigit venne allevata proprio dal “saggio”.

In molti racconti sono menzionate potenti fate o streghe, donne che prima dell’arrivo del cristianesimo erano semplicemente druide. In un racconto bretone vi è l’esempio di una druida che aderiva all’antica religione, poi trasformata in strega dagli scrittori cristiani. Gradlon è una figlia vergognosa di un onorato re. Si oppone al cristianesimo e possiede poteri magici. A causa della sua “ribellione” la città di Ker-Ys viene distrutta da un’alluvione, ma San Guénolé la tramuta in sirena, dimostrando così che le sue arti magiche sono pari a quelle di un druido.

MacCulloch scrive:

L’ESISTENZA DI QUESTE SACERDOTESSE E INDOVINE NELLE AREE CELTICHE SI SPIEGA ALLA LUCE DELLA NOSTRA IPOTESI SECONDO CUI MOLTE DIVINITA’ CELTICHE ERANO FEMMINILI E SERVITE DA DONNE, IMPREGNATE DALLA CULTURA TRIBALE. PIU’ TARDI, LE LORO FUNZIONI, PASSARONO AGLI UOMINI…. QUESTE SACERDOTESSE SOPRAVVISSERO, ED ALCUNE DEE CONTINUARONO AD ESSERE SERVITE DA DONNE: SI PENSI ALL’ARTEMIDE GALATA, O ALLA DEA DELLA GALLIA, E ALLE DONNE CHE SI OCCUPAVANO DEL LORO CULTO.

Wicca

•gennaio 19, 2010 • Lascia un commento

Al raduno delle streghe tenutosi a Minneapolis nella primavera del 1974, l’Unione delle Streghe Americane ha redatto un documento dal titolo: ”Principi della Fede wicca” allo scopo di informare, diffondere e definire, per il grande pubblico e i nuovi praticanti della fede Wicca, i principi della stregoneria.

1) Pratichiamo i nostri riti per armonizzarci col ritmo naturale delle energie vitali segnalato dalle fasi lunari, dalle 4 stagioni e dalle 4 direzioni dello spazio.

2) Siamo consapevoli che la nostra intelligenza ci conferisce una precisa responsabilità nei confronti dell’ambiente. Vogliamo vivere in armonia con la natura, in un equilibrio ecologico favorevole alla pienezza della vita e della coscienza in una visione evoluta.

3) Siamo consapevoli dell’esistenza di un potere molto più grande di quello che ci riconoscono le persone comuni. Perchè questo potere è molto più grande di quello che sembra, a volte lo chiamiamo “sovrannaturale”, ma sappiamo che esiste latente dentro tutti.

4) Pensiamo che il potere creativo dell’Universo si manifesti attraverso la polarità maschile-femminile, che questo potere creativo sia presente in tutti e che agisca attraverso l’interazione tra maschio e femmina. Non pensiamo che una polarità sia superiore all’altra, sappiamo che sono reciprocamente complementari. Riteniamo la sessualità una gioia, simbolo ed espressione della vita.

5) Riconosciamo l’esistenza dei mondi esterni e interni psicologici, chiamati anche Mondo Spirituale, Inconscio Collettivo, Piani Interiori, e così via, e vediamo nell’interazione tra queste due dimensioni il fondamento dei fenomeni paranormali e delle operazioni magiche.

6) Non riconosciamo alcuna autorità gerarchica, ma rispettiamo chi insegna condividendo con gli altri la sua maggiore conoscenza e saggezza e siamo riconoscenti verso chi si è assunto il compito di guida.

7) Consideriamo la religione, la magia e la saggezza del vivere come un tutt’uno nel modo di vivere nel mondo e di viverlo: una visione del mondo e una filosofia della vita che chiamiamo stregoneria o wicca.

8 ) Definirsi una “strega” non rende automaticamente streghe. La stregoneria non si eredita e non è una raccolta di titoli, diplomi o iniziazioni. La strega è colei o colui che controlla le forze dentro di sé, forze che consentono di viver bene e con saggezza, senza far del male agli altri e in armonia con la natura.

9) Riconosciamo che è l’affermazione e la pienezza della vita, quadro dell’evoluzione e dello sviluppo della coscienza, che da senso all’Universo che conosciamo e al nostro ruolo individuale nell’Universo.

10) L’unica nostra critica nei confronti del cristianesimo o qualunque altra religione o filosofia di vita, è rivolta all’affermazione di queste istituzioni di “essere l’unica verità e l’unica via”, al loro disconoscimento della libertà altrui e al tentativo di reprimere le altre pratiche religiose o fedi.

11) Le streghe non si sentono minacciate dagli studi sulla storia della stregoneria, sull’origine del loro linguaggio o sui vari aspetti delle differenti tradizioni. Ciò che ci interessa sono il nostro presente e il nostro futuro.

12) Non accettiamo il concetto di “male assoluto” e non adoriamo nessuna entità simile a quella che la tradizione cristiana chiama “Satana” o “diavolo”. Non crediamo nel potere basato sulla sofferenza altrui e non accettiamo l’idea che il beneficio personale si fondi sul toglierlo a un altro.

13) Collaboriamo con la natura in tutto ciò che concerne la nostra salute e il nostro benessere. Non essendo legate a nessuna tradizione di altri periodi storici o di altre culture, non siamo in debito di devozione verso nessuna persona e nessun potere che non sia il Divino che si manifesta in noi stesse. Le streghe accettano e rispettano qualunque insegnamento e tradizione in difesa della vita. Da tutte queste cerchiamo di imparare, condividendo ciò che abbiamo imparato. Non siamo disposti ad accettare chi vuole la distruzione della wicca attraverso la ricerca del potere personale, e rifiutiamo le filosofie e le pratiche in contraddizione con i nostri principi. Pur escludendo i metodi in contraddizione con i nostri, accettiamo qualunque persona che abbia un sincero interesse per le nostre conoscenze e la nostra fede, senza nessuna distinzione di razza, colore, sesso, nazionalità, cultura o abitudini sessuali.

L A  C H I A M A T A
Non si può dire in quale momento preciso una persona possa cominciare il cammino che la porterà ad essere un wiccan, poiché per ognuno questo momento è diverso. A un certo punto della vita ognuno è chiamato dalla dea: può essere una voglia incomprensibile di fuggire, il desiderio di trovarsi soli in un bosco, una fiaba raccontata da una donna anziana, una musica che ricorda qualche cosa di molto lontano, un modo particolare di bussare alla porta, un fiore straniero che nasce spontaneamente nel nostro giardino, la nostalgia di un sogno, una poesia, la visione di un paesaggio lussureggiante e selvaggio.

Esistono momenti particolari della vita in cui è più facile sentire la chiamata della dea: quando ci si sente aridi, depressi, affaticati, impauriti, impotenti, sterili, vuoti. Abbiamo l’impulso di fuggire ma non sappiamo dove andare. Quello è il momento in cui la dea contatta per offrire un modo diverso di vedere la vita, una vita che valga la pena di essere vissuta fino in fondo, con tutte le sue gioie e i suoi dolori. Il modo migliore per predisporsi alla chiamata della dea è imparare a stare bene in solitudine con se stessi. E’ importante comprendere che questo cammino spirituale non è un gioco, ma qualcosa che può influenzare la vita di tutti e liberare dalla paura di prendere la vita nelle proprie mani, dalla paura di cadere vittime di chi vuole toglierci la nostra energia per comandarci e dominarci. A volte sembra che la realtà della vita sia insopportabile, si vorrebbe fuggire da un lavoro che soffoca, da un/a compagno/a non comprensivo/a, da figli tiranni, da genitori opprimenti, da amicizie futili, ma non si sa come fare. In quel preciso momento bisogna avere fiducia nella chiamata della dea, arriverà come un grido che preme nel profondo, arriverà come una carica aggressiva che cercherà di scaricarsi sul quotidiano con la forza di un tornado.

Una delle prime cose da fare è prendere molto sul serio questo desiderio di fuga, imparare a dominare il senso di colpa quando si fa qualcosa solo perché piace e che non è immediatamente utile ad altri. Non bisogna pensare, mentre si guarda un cielo pieno di nuvole, che si stia perdendo tempo: si sta nutrendo la propria anima e ci si prepara all’incontro con la dea.

Essere un wiccan non è facile. La Wicca richiede moltissima disciplina e sforzo personale prima che uno diventi competente di quest’ arte.
Diversamente da molte altre religioni la Wicca ha poche regole basilari di comportamento, per determinare se una determinata azione sia morale o non, un Wiccan deve valutare tutte le conseguenze possibili dell’azione o della mancanza d’azione, e accertarsi che non nuoccia nessuno.
Per un wiccan non è particolarmente sicuro essere aperto sulla propria identità e religione, c’è ancora molta gente male informata che associa in modo errato la Wicca e, altre religioni neopagane, con il  Satanismo, culto del diavolo o comportamenti criminali.
Tuttavia, ci sono molte funzioni positive alla religione. I wiccan generalmente sono molto vicini all’ambiente e ai cicli della natura. Quando hanno abbracciato la Wicca molti hanno segnalato un’intensa comodità, la taglia perfetta, qualcosa che stavano cercando da tutta la vita. I membri dei coven diventano spesso emozionalmente e spiritualmente affini, come una vera famiglia.
La Wicca è più di una religione, è un modo di vivere che pervade tutte le funzioni del proprio essere.

LEGGE DEL POTERE

Il Potere non deve essere MAI usato per provocare danni, ferite o controllare gli altri.

In caso di estrema necessità, il Potere può essere usato per proteggere la nostra vita o le vite di altre persone o esseri.

Il Potere può essere usato a nostro vantaggio, purché facendo questo non si danneggino altre persone.

Il Potere non viene mai usato per ottenere fini spregevoli o materiali, ANCHE SE NON DANNEGGIA NESSUNO

Non è saggio accettare denaro per l’uso del Potere, perchè il denaro può corrompere chi lo riceve.

Non usate il Potere per trarne orgoglio, perchè questo svilisce i misteri della magia della dea.

Ricordate sempre che il Potere è il dono sacro della dea, e non dovrebbe mai essere usato male o abusato.