Lo Zodiaco Tradizionale

Durante il mio sofferto pellegrinaggio, ho
tentato di aprirmi con la spada
una strada attraverso la vegetazione
inestricabile dei boschi. Avrei voluto
arrivare alla dimora della Bella
Addormentata in cui certi poeti vedono la Regina
di un regno scomparso. Alla disperazione di ritrovare il cammino,
le pergamene di questo Amico furono per me il Filo di Arianna.

 

Grazie a lui, ornai a passo moderato e con sguardo su (rivolto verso l’alto),
io posso scoprire le sessantaquattro pietre disperse del cubo perfetto che
i Fratelli della Bella del bosco nero,
sfuggendo all’inseguimento degli usurpatori,
avevano seminato sulla strada quando fuggirono dal Forte bianco.

 

Riunire le pietre sparse, lavorare con la squadra ed il compasso per
rimetterle nell’ordine regolare, cercare la
linea del meridiano che va da Oriente
a Occidente, poi guardando dal Sud al Nord,
infine in tutti i sensi per ottenere
la soluzione cercata, facendo sosta davanti alle quattordici pietre
marcate con una croce. Il cerchio era l’anello e corona, ed esso
(era) il diadema di questa Regina del castello.

 

Le lastre del pavimento a mosaico del luogo sacro potevano essere
alternativamente bianche o nere, e Gesù, come Asmodeo,
sorvegliava i loro allineamenti. Il mio sguardo sembrava incapace
di vedere la cima dove dimorava nascosta la meravigliosa addormentata.
Non era stato Ercole con la potenza magica,
come decifrare i misteriosi simboli
impressi dagli osservatori del passato. Nel santuario tuttavia l’acquasantiera,
fontana d’amore dei credenti che ridà il ricordo di queste parole:
CON QUESTO SEGNO TU lo VINCERAI.

 

Di colei che io desidero liberare, salgono verso di me gli effluvi del
profumo che impregnano il sepolcro. Una volta alcuni l’avevano chiamata:
ISIDE, regina delle sorgenti benefiche,
VENITE A ME VOI TUTTI
CHE SOFFRITE E CHE SIETE OPPRESSI E IO VI DARO’ SOLLIEVO,
ALTRI MADDALENA, dal CELEBRE vaso colmo di balsamo guaritore.
Gli iniziati conoscono il suo vero nome: NOSTRA SIGNORA DES CROSS

 

Io ero come i pastori del celebre pittore
Poussin, perplesso davanti l’enigma:
“ET IN ARCADIA EGO!”. La voce del sangue,
vuole rendermi l’immagine di un passato ancestrale. Si, il lampo del genio attraversa il mio pensiero, rivedo, comprendo! Io conosco ora questo segreto favoloso. E meraviglia, al momento dei salti dei quattro cavalieri, gli zoccoli di un cavallo avevano lasciato quattro impronte sulla pietra, ecco il segno che
DELACROIX aveva lasciato in uno dei tre dipinti della cappella degli Angeli. Ecco la settima sentenza che
una mano aveva tracciato:
ESTRAIMI DAL FANGO, PERCHE’ IO NON VI RESTI AFFOSSATO.
Due volte IS, imbalsamatrice e imbalsamata, vaso miracoloso dell’eterna Dama Bianca delle Leggende.

 

Cominciato nelle tenebre, il mio viaggio non poteva terminare che nella luce.
Alla finestra della casa diroccata
contemplavo attraverso gli alberi spogli
dell’autunno la vetta della montagna. La croce di creta si distaccava sotto il sole del mezzogiorno, era la quattordicesima e la più grande di tutte con i suoi 35 centimetri.
Eccomi dunque a mia volta cavaliere sul destriero divino che cavalcava l’abisso.

 

Visione celeste per colui che mi ricordano le quattro opere di Em.
SIGNOL, intorno alla linea del Meridiano, nello stesso coro del santuario
da dove irradia questa sorgente d’amore degli uni per gli altri.
Io ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell’S,
poi dall’S al P. E le spirali nel mio spirito diventano un polipo mostruoso che espelle il suo inchiostro. Le tenebre che assorbono la luce, ho un capogiro e porto la mia mano sulla mia bocca, mordendo istintivamente il palmo, forse come OLIER nel suo feretro.
Maledizione,io comprendo la verità. E’ il passaggio, ma egli stesso facendo il bene, come xxxxxxxx QUELLO della tomba fiorita. Ma quanto hanno saccheggiato la casa, non lasciando che cadaveri imbalsamati e numeri di metallo che non avevano potuto importare? Quale strano mistero cela il nuovo Tempio di SALOMONE edificato dai bambini di Saint VINCENT?

 

Ritornando allora alla bianca collina, il cielo avendo aperte le sue cateratte,
mi sembra di sentire vicino una presenza, i piedi nell’acqua come
colui che riceve il segno del battesimo.Ruotando ad est, di fronte a me vidi
srotolando senza fine i suoi anelli l’enorme
SERPENTE ROSSO citato dalle pergamene, salato e amaro, l’enorme bestia aizzata (scatenata) davanti i piedi di questo monte bianco, rosso per la collera.

 

La mia emozione fu grande, “ESTRAIMI DAL FANGO”, dicevo, e il mio risveglio fu immediato. Ho omesso di dirvi in effetti che questo era un sogno da me fatto questo 17 GENNAIO, festa di San SULPICIO.
A seguito del mio turbamento persistente, ho voluto, dopo le riflessioni di rito, riferirvi un racconto di PERRAULT.
Ecco dunque Amico Lettore, nelle pagine che seguono, il risultato di un sogno che mi aveva cullato nel mondo dallo strano all’ignoto.
A Colui che cessa di fare il bene.

 

Come sono strani i manoscritti di questo Amico,
grande viaggiatore dell’incognito,
essi mi sono apparsi separatamente, tuttavia formano un tutto per colui che sa
che i colori dell’arcobaleno uniti danno
l’elemento bianco, o per l’artista che
sotto il suo pennello, fa dalle sei tinte
della sua tavolozza magica, sorgere il nero.

 

Questo Amico, come posso presentarvelo? Il suo nome resterà un mistero,
ma il suo numero è quello di un sigillo celebre. Come descrivervelo?
Forse come il navigatore dell’arca
imperitura, impassibile come una colonna
sulla sua roccia bianca, che guarda verso il
mezzogiorno, al di là della roccia nera

 

~ di hishtar su dicembre 28, 2009.

 
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