Magia Celtica

I celti credevano soprattutto nell’immortalità dello spirito e nell’Altro mondo, chiamato Avalon, Anwynn, Mag Meld, Tir Na Nog o terra dell’eterna giovinezza, Tir nam-Ban (la terra delle donne), Tir Tairn-gire (Terra della promessa)… molti nomi per indicare un aldilà meraviglioso, con alberi i cui frutti donavano il sapere; qui andavano le persone dopo la morte. In questa terra leggendaria il defunto incontrava le divinità e viveva con esse in un’esistenza colma di piaceri. Un “paradiso” più vicino a quello islamico e al Walhalla germanico che a quello Cristiano. A seconda della tradizione o della tribù esso era situato oltre il mare, ad ovest, in isole immense come quella di Avalon nella leggenda arturiana di Tir Na Nog del ciclo irlandese; o sotto il mare o nelle profondità lacustri.

Per i celti lo spirito è la materia, e la materia è lo spirito. L’apparente dualità non è che il risultato della relatività del mondo: lo spirito che si incontra con la materia non sa di esistere e non pensa. Lo spirito è un’apparenza funzionale della totalità dell’essere, e la materia è un’altra apparenza funzionale che nasce dalla scissione del Sè primitivo. Tutto è energia, la materia come lo spirito. Il corpo è considerato come una manifestazione provvisoria dello spirito che afferma in questo modo la sua esistenza. Così si possono immaginare altre vite e altre forme di vita. Lo spirito può arrivare al grado superiore e partecipare esso stesso alla trasformazione dell’universo. Ogni trasgressione, ogni errore, rappresentano ritardi nello slancio evolutivo universale. I celti, pur eliminando ogni nozione di peccato, non hanno eliminato l’idea della responsabilità. Se non vi è punizione nè ricompensa nell’Altro mondo, ciascuno si assume la responsabilità delle proprie azioni e ne subisce egli stesso le conseguenze. Sul piano giuridico celtico, accade la stessa cosa: la regola delle compensazioni non è un castigo, è un giusto tributo per ristabilire l’ordine. Essere un eroe vuol dire essere intelligente, utile, bello, sano, veggente, capace di portare a buon fine un “incontro femminile”, capace di sopportare le fatiche quanto l’ebbrezza. Nel pensiero druidico se un essere ha un corpo, ce l’ha per servirsene e per sapersene servire. I druidi non compiono mai miracoli gratuiti, o su semplice richiesta. I chierici, nei primi tempi del cristianesimo, domandavano ai druidi di dar prova della loro “magia”: i druidi non li hanno mai accontentati. La potenza dello spirito si manifesta qualche volta attraverso l’inazione, che è in se stessa una forma d’azione. La vera magia è quella che concerne l’intelligenza, poichè ogni materia è la realizzazione del pensiero. La preghiera orale o l’invocazione rituale, se è pronunciata da più persone avrà una maggiore potenza. Così le pratiche rituali sono compiute con tutte le energie individuali riunite. Per un celta il grande Dio si realizza in ciascun istante del tempo relativo, grazie all’azione individuale e collettiva. Ma niente, nessun essere o nessuna cosa, è al di fuori di questo divenire. L’essere umano non sa sempre come agire. Non partecipa pienamente all’agire universale, e di qui le carenze, i vicoli ciechi e le deviazioni. I Druidi erano convinti di poter insegnare il cammino da percorrere. Ogni azione umana, motivata da una causa, in questo caso la vita, presuppone un fine. Per i Celti il fine è l’Altro mondo. “Le anime non periscono affatto, ma passano dopo la morte da un corpo in un altro” (Cesare, VI, 14). Tutti gli autori sono espliciti: la rinascita promessa si verifica “altrove”, e non c’è nella tradizione celtica traccia di reincarnazione o trasmigrazione delle anime in questo mondo. “Altrove” è l’altro mondo. Viene descritto nei racconti gallesi, bretoni e anche nei romanzi arturiani, non è una terra sinistra giacchè il peccato è sconosciuto ai celti. L’altro mondo non ha tempo e spazio, non vi sono negatività, non vi è morte. Quindi appaiono le immagini suntuose dell’isola di Avalon, o Emain Alblach, l’insula Pomorum delle leggende. Quest’isola si chiama anche “Isola Fortunata” poichè tutta la vegetazione cresce allo stato naturale, le foreste sono coperte di mele e di uva, il suolo produce tutto come se si trattasse di erba. Nove sorelle governano questo regno applicando una legge dolce; di queste nove sorelle, Morgana supera tutte per potenza e bellezza. Cibo e bevande sono inesauribili, simbolizzati dalla Mela e anche dal vino o l’idromele. E’ conosciuta anche come la “Terra delle donne”, la cui regina è una donna divina: Morgana, colei che nutre, accoglie, dà da bere e colma di voluttà. Questo “Altro mondo” non è sempre situato nelle isole all’estremità del mondo, accade che si trovi nei tumuli, nel sidh, il cui nome significa “pace”. Il paesaggio rimane identico: frutteti meravigliosi che producono mele in ogni stagione, ricchezza, bellezza, donne fiabesche, bevande divine, pianure…

Bardi

I bardi venivano addestrati per immagazzinare gli usi, le leggi e i costumi della tribù. Per tramandare i ricordi del proprio popolo essi dovevano conoscere le storie e i poemi. In Irlanda l’addestramento durava dodici anni, durante il primo anno il principiante imparava la grammatica, l’alfabeto ogamico e 20 storie. Nei quattro anni successivi apprendeva altre 10 storie ogni anno, cento combinazioni ogamiche, una dozzina di lezioni di filosofia e un vasto numero di poesie. Alla fine del sesto anno lo studente veniva chiamato Pilastro e doveva studiare 48 composizioni poetiche e venti storie. Nei tre anni successivi veniva chiamato Nobile Corrente e imparava altri 95 racconti. Gli ultimi tre anni di addestramento consentivano allo studente di diventare un Ollamh, un dottore in poesia, passando attraverso i gradi di uomo di cultura (Eces) e poeta (Fili). Gli ultimi anni gli servivano per imparare altre 100 poesie, 120 orazioni e le quattro arti della poesia. In qualità di Ollamh aveva diritto ad avere un ramoscello d’oro, quando era stato Nobile Corrente aveva ricevuto un ramoscello d’argento e prima ancora uno di bronzo. L’albero che rappresenta i bardi è la betulla, il primo albero dell’alfabeto arboreo, che simboleggia la sperimentazione e la procreazione. L’ovest è il luogo del bardo, e i momenti a lui associati sono l’alba e la primavera.

In Irlanda, il poeta di rango minore si chiamava Filid o Fili. Il rango maggiore era l’Ollav o Ollamh di primo rango, che doveva dimostrare di conoscere a memoria 850 poemi. Ad un Ollav di dodicesimo rango ne venivano richiesti sette.

Druidi e druide

Il termine druida dovrebbe significare “sapiente”, depositario di saggezza.
I druidi si dedicavano allo studio della cosmologia, astrologia e fisiologia.
Erano una casta di sacerdoti le cui conoscenze trovavano pratica applicazione nella vita di tutti i giorni. Avevano un rapporto molto stretto con la natura, si riunivano all’interno dei boschi e insegnavano la conoscenza dei ritmi e dell’energie della madre terra. Dai riferimenti storici si deduce che il druidismo fu imposto ai celti dal più antico popolo europeo megalitico, o forse le due religioni si fusero. Come era costume presso gli egizi, anche i celti lasciavano offerte ai morti. Coppe contenenti cibo o latte venivano spesso depositate presso sorgenti, pietre sacre o boschi. Questa pratica era al tempo stesso omaggio agli spiriti che abitavano quei luoghi. I morti erano commemorati durante le feste della fertilità che segnavano la nascita e la morte della vegetazione.

La tradizione celtica è esplicita riguardo all’esistenza di donne druide. Ci sono riferimenti alle bandruaid, donne druide, e alle banfhlaith o banfhilid.

E. Gwyn, nel saggio intitolato Metrical Dindshenchas(1913), racconta di un capodruido donna, di nome Gàine. Molti nomi di druide, sono conservati nella letteratura irlandese antica. Si pensava che queste donne potessero suscitare tempeste, uccidere nemici con eventi soprannaturali…

La Dea Brigit (l’esaltata o l’alta) era conosciuta con i nomi di Brigantia nella Britannia settentrionale e di Brigantu in Gallia. Era figlia del Dio Dagda e dea della poesia, della guarigione, delle arti e dei mestieri, famosa per i suoi poteri di divinazione. La santa assunse i poteri della Dea, in particolare il valore simbolico legato alla fertilità. La madre di santa Brigit, Broiseach, nel nono secolo d. C., è presentata come schiava venduta ad un druido. Brigit venne allevata proprio dal “saggio”.

In molti racconti sono menzionate potenti fate o streghe, donne che prima dell’arrivo del cristianesimo erano semplicemente druide. In un racconto bretone vi è l’esempio di una druida che aderiva all’antica religione, poi trasformata in strega dagli scrittori cristiani. Gradlon è una figlia vergognosa di un onorato re. Si oppone al cristianesimo e possiede poteri magici. A causa della sua “ribellione” la città di Ker-Ys viene distrutta da un’alluvione, ma San Guénolé la tramuta in sirena, dimostrando così che le sue arti magiche sono pari a quelle di un druido.

MacCulloch scrive:

L’ESISTENZA DI QUESTE SACERDOTESSE E INDOVINE NELLE AREE CELTICHE SI SPIEGA ALLA LUCE DELLA NOSTRA IPOTESI SECONDO CUI MOLTE DIVINITA’ CELTICHE ERANO FEMMINILI E SERVITE DA DONNE, IMPREGNATE DALLA CULTURA TRIBALE. PIU’ TARDI, LE LORO FUNZIONI, PASSARONO AGLI UOMINI…. QUESTE SACERDOTESSE SOPRAVVISSERO, ED ALCUNE DEE CONTINUARONO AD ESSERE SERVITE DA DONNE: SI PENSI ALL’ARTEMIDE GALATA, O ALLA DEA DELLA GALLIA, E ALLE DONNE CHE SI OCCUPAVANO DEL LORO CULTO.

~ di hishtar su gennaio 20, 2010.

 
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